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	<title>Fenomenologia dell&#039;esperienza &#187; conoscenza</title>
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	<description>Perché Carmelo sì e io no?</description>
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		<title>Capire senza conoscere gli strumenti per capire</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 10:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Paolo Quattrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[capire]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[gestalt]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una delle più antiche caratteristiche degli esseri umani, è il desiderio di conoscere il futuro per poter stare al mondo&#8230;  <a href="https://www.paoloquattrini.it/2014/01/capire-senza-conoscere-gli-strumenti-per-capire/" class="more-link">more <span
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Una delle più antiche caratteristiche degli esseri umani, è il desiderio di conoscere il futuro per poter stare al mondo padroneggiando le proprie </span><span style="font-size: medium;"><i>chances</i></span><span style="font-size: medium;"> di sopravvivenza. Nell’infanzia dell’umanità, quando il pensiero astratto era poco sviluppato e i ragionamenti non avevano la forza che hanno nei tempi moderni, imperversava il cosiddetto pensiero magico, dove si immaginava, come fanno sempre i bambini, che la forza della volontà plasmasse il mondo: per conoscere il futuro ci si rivolgeva allora agli oracoli, che rivelavano la volontà degli dei e il destino deli uomini.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span id="more-6467"></span>Questo bisogno ha dimensioni talmente dilaganti, che anche quando poi il pensiero si è strutturato con regole e modalità di verifica, la previsione magica del futuro è rimasta una passione umana, che nessuna evidenza logica è riuscita a estirpare. Il 1600, secolo che ha seguito la miracolosa fioritura del rinascimento, ha prodotto in Francia il fenomeno Nostradamus, che con le sue Centurie, un insieme caotico di immagini sconnesse, è stato creduto da moltissime persone anche non prive di intelligenza un indovino straordinario che ha visto in anticipo quello che sarebbe accaduto nei secoli futuri. Solo un desiderio sfrenato di previsione del futuro ha permesso di far pensare a queste persone che connettere un’immagine confusa con un qualche avvenimento rintracciato arbitrariamente in secoli di storia possa essere qualcosa che assomiglia a verificare delle previsioni, e non ad un’affermazione senza capo né coda.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La modalità attuale di prevedere il futuro, e specialmente di prevedere gli effetti delle proprie azioni,è il pensiero razionale: perché questo sia minimamente realistico bisogna però considerare vari fatti. Intanto, bisogna tener presente che qualsiasi previsione è a dir poco approssimativa, e pensare per esempio che uscendo senza ombrello quando piove ci si bagna è altamente probabile ma non certo: può smettere di piovere improvvisamente, oppure non piovere dove si sta passando. Anche che perdere il lavoro sia una disgrazia che comporta brutte conseguenze è abbastanza sicuro, eppure in certi casi si può risolvere in una fortuna: gli esempi sono infiniti, e fanno vedere la differenza fra certo e probabile. Il calcolo poi delle probabilità è uno strumento approssimativo anche se matematico, e funziona su grandi numeri e non su casi specifici, e quindi non si può in questo modo prevedere per esempio i risultati di una lotteria.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Malgrado l’evidenza, l’umanità non si rassegna al fatto che il futuro non sia prevedibile, e nel peggiore dei casi rinuncia al buon senso per adattare la realtà al proprio desiderio. Rientrano in questo numero gran parte dei ragionamenti sbagliati, che tentano di forzare risultati tanto irragionevoli quanto desiderati: la storia umana è piena di esempi in materia, e anche di sistemi sbagliati di ragionare, di cui le ideologie sono un esempio eclatante.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Sempre a proposito di ragionamenti corretti, quelli che a scuola hanno studiato la geometria euclidea dovrebbero ricordarsi che questa si poggia su dei postulati. Che significa questo? Semplicemente che anche qui il ragionamento si fonda su basi </span><span style="font-size: medium;"><i>ipotetiche</i></span><span style="font-size: medium;">, che sono scelte </span><span style="font-size: medium;"><i>arbitrariamente</i></span><span style="font-size: medium;"> come fondamento dell’architettura di deduzioni che formano la geometria euclidea, o qualunque altro costrutto teorico. È dimostrabile matematicamente che qualunque ragionamento sottende necessariamente dei postulati, e che questi dovrebbero essere esplicitati perché possa essere veramente capito per quello che è, vale a dire una costruzione con un valore relativo, che prescinde da una validità del punto di applicazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Capire insomma richiede una modalità di procedere che rispetti le leggi della logica, mezzi essenziali per la conoscenza, mentre quando queste non vengono applicate si produce uno pseudocapire, cioè un capire </span><span style="font-size: medium;"><i>sbagliato</i></span><span style="font-size: medium;">: da qui l’importanza delle sue leggi, della conoscenza dei loro strumenti e della loro verificabilità, soprattutto in quella necessità quotidiana del capire che riguarda la comunicazione, cioè il capirsi fra persone.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Proviamo intanto a elencare alcuni degli strumenti più immediati per una logica della comunicazione. Nella gestione corretta del linguaggio per esempio, è fondamentale:</span></p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times, serif;">Il rispetto della sintassi nella formazione delle frasi;</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times, serif;">Fare attenzione alla connessione del pensiero astratto con l’esperienza concreta;</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times, serif;">Tenere presente la differenza fra quello che viene detto e lo scopo per cui viene detto.</span></span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si tratta di verifiche abbastanza facili da fare, ma per riuscirci bisogna conoscere:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">- il modello corretto della struttura sintattica del discorso;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">- la differenza concettuale fra astratto e concreto;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">- la differenza fra comunicazione e metacomunicazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per cominciare, la sintassi è un insieme di regole che assicura una funzionalità almeno minimale al discorso, e richiede la presenza di un soggetto, che indica il punto di provenienza dell’azione descritta dalla frase, e un verbo che indica la direzione e la qualità del movimento: a questo punto si presenta la considerazione che il movimento è diretto a un </span><span style="font-size: medium;"><i>target</i></span><span style="font-size: medium;">, quello che nella sintassi si chiama il complemento oggetto. Quando questi tre elementi sono presenti, abbiamo il minimo di significatività possibile, che può essere ulteriormente differenziata dall’uso degli aggettivi, degli avverbi e delle proposizioni secondarie.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Riguardo alla differenza fra astratto e concreto, bisogna ricordare che l’astrarre è strumento per generalizzare l’argomento di cui si tratta, in modo da renderlo più leggero e poterlo connettere più agevolmente a un numero più elevato di elementi, allo scopo di evitare una visione troppo limitata. È un modo di “liofilizzare” l’esperienza in concetti, che dovranno essere alla fine del ragionamento “reidratati” in realtà percettibili sensorialmente: in caso contrario si creeranno solo costruzioni </span><span style="font-size: medium;"><i>possibili</i></span><span style="font-size: medium;">, e a volte nemmeno probabili, quelle “illusioni grammaticali di cui parla Wittgenstein. Ragionando per esempio sulla teoria del complesso di Edipo, una volta accettata come plausibile l’ipotesi, si dovrà “reidratarla” nell’esperienza personale rievocando la propria infanzia e le problematiche di territorio intrafamiliare, per capire se queste sono riscontrabili soggettivamente e quanto quindi la teoria, che di per sé è astratta, si connetta alla realtà concreta.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La differenza poi fra comunicazione e metacomunicazione, riguarda il fatto che c’è l’oggetto della comunicazione e allo stesso tempo c’è l’</span><span style="font-size: medium;"><i>azione</i></span><span style="font-size: medium;"> del comunicare quell’oggetto, e questa si riferisce a una intenzione della persona che non si identifica con l’oggetto: c’è insomma sempre la domanda su </span><span style="font-size: medium;"><i>perché</i></span><span style="font-size: medium;"> sia stata fatta quella comunicazione, e a questa domanda si riferiscono due componenti, la spinta che l’ha causata e lo scopo, consapevole o meno, che la persona perseguiva.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Anche nella comunicazione spicciola è poi fondamentale chiarire i postulati impliciti nei ragionamenti: spesso per esempio i genitori procedono dall’assunto che loro hanno ragione, senza chiarire in base a quali postulati, e questo provoca per esempio diatribe anche gravi con i figli, che procedono da altri. I genitori affermano per esempio che i figli devono andare a scuola, senza pronunciare l’assunto che loro non potranno mantenerli tutta la vita e che se imparano certe abilità potranno poi lavorare meno e guadagnare di più. Neanche di solito dicono che la casa è loro e non dei figli, i quali sono, per così dire, ospiti: magari graditi ma sempre ospiti. I figli si illudono che stanno in un proprio territorio e non in quello dei genitori, e trovano inaccettabili le regole che questi mettono nella gestione della casa: se ci si appella alla logica non di rado hanno ragione i figli, anche solo perché il progresso porta modalità nuove e a volte migliori di amministrare la vita. Il fatto però è che non si tratta di differenze logiche nel ragionamento, ma di postulati, come quello che la proprietà è di chi la acquista o la eredita. La legge stessa sanziona che la casa sarà dei figli dopo la morte dei genitori e non prima.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Anche le discussioni politiche procedono da postulati, che sono gli interessi personali di chi parla: ricchi e poveri hanno basi diverse da cui partono per ragionare, ed è in questi che si situa la divergenza delle conclusioni. Ugualmente, le diatribe del mondo della psicologia sono spesso appoggiate a presupposti diversi, come una visione meccanica dell’essere umano oppure una concezione della vita basata sull’esistenza del libero arbitrio, dove le scelte dipendono solo in parte dal lato meccanico dell’organismo e delle tradizioni culturali: gli esistenzialisti dicono a questo proposito “non importa quello che ci tocca, ma quello che si fa di quello che ci tocca”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ragionare in conclusione è più o meno logico e comprensibile se si rispettano almeno queste considerazioni, in caso contrario è solo un vuoto” aprir bocca e dargli fiato”.</span></p>
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		<title>Culture sciamaniche e culture astronomiche</title>
		<link>https://www.paoloquattrini.it/2013/04/culture-sciamaniche-e-culture-astronomiche/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 16:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Paolo Quattrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[INformazione]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[G.Paolo Quattrini]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[sciamanesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblicato su Formazione IN Psicoterapia Counselling Fenomenologia, n°4 novembre &#8211; dicembre 2004, pagg. 2-7, Roma Come la psicologia è, secondo&#8230;  <a href="https://www.paoloquattrini.it/2013/04/culture-sciamaniche-e-culture-astronomiche/" class="more-link">more <span
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><strong></strong><em><br />
</em></p>
<p>Pubblicato su <em>Formazione IN Psicoterapia Counselling Fenomenologia</em>, n°4 novembre &#8211; dicembre 2004, pagg. 2-7, Roma</p>
<p>Come la psicologia è, secondo l’espressione di Kohut, un campo determinato dall’empatia, la psicoterapia è un campo determinato dal libero arbitrio: nessun senso infatti potrebbe avere lavorare sul rapporto con se stessi se questo non potesse cambiare in base alle proprie scelte, e se queste per qualunque ragione non potessero essere libere.<br />
Una scelta, in quanto occasione di scegliere, è per sua natura libera, in caso contrario non sarebbe una scelta anche se formalmente ne presentasse le apparenze: scelta implica la concreta capacità di scegliere, non quella solo potenziale.<br />
La libertà umana non necessita l’assoluto: poter scegliere fra due opzioni è già una scelta vera e propria.<br />
<span id="more-4866"></span>Il range entro cui gli esseri umani possono scegliere è limitato: senza delimitazione verrebbe meno la definizione diumano, che come Maturana propone, significa poter continuare ad essere limitato (autopoiesi).<br />
Delimitano l’umano le leggi della natura: un essere umano deve respirare aria, deve nutrirsi, deve mantenere una determinta temperatura. Da questo non può uscire, se non per diventare disumano.<br />
La libertà dell’uomo sta nei limiti del rispetto delle leggi della natura: nessun uomo può vivere sotto una certa temperatura se non utilizza un sistema o un altro di mantenere il calore necessario alla sua condizione umana.<br />
Non solo la necessità non diminuisce l’ampiezza della libertà, ma ne è anche l’unica garante: se l’uomo non fosse costretto a nutrirsi, che valore avrebbero le sue scelte e le conseguenti  peripezie in questo ambito, le lotte per la giustizia sociale eccetera, e che senso avrebbero le scelte e le straordinarie invenzioni con cui si è sviluppata l’agricoltura nei secoli? La libertà è figlia diretta della necessità.<br />
La storia della conoscenza comincia dagli animali: animali e uomini primitivi conoscono il mondo attraverso la percezione, cioè il sentire. Emozioni e sensazioni danno le informazioni sul mondo indispensabili alla sopravvivenza. Gesti e suoni sono un mezzo di comunicazione preverbale efficiente, ma limitato all’esperienza: con gesti e suoni si esprime quello che c’è e nient’altro.<br />
Dalla comunicazione non verbale all’uso della parola il passo è lungo: la parola è stabilizzante perché è una realtà che rimane uguale a se stessa nelle continue fluttuazioni dell’esperienza.<br />
Non è dato sapere come avvenne, ma a un certo momento si stabilizzarono certi elementi, presumibilmente prima sul piano del suono e del gesto ritualizzato e poi sul piano del segno sulla pietra.<br />
Questa prima stabilizzazione fu sufficiente per la nascita delle culture sciamaniche, le quali fecero del mondo interno un compesso intreccio di esperienze che snodandosi nei labirinti dei rituali portarono a conoscenze profondissime sulla vita.<br />
Un successivo elemento di stabilizzazione, ben più efficace, fu l’osservazione del cielo e il ripetersi infinito e esatto del moto degli astri, e dalle culture sciamaniche si svilupparono le culture astonomiche (babilonese, egiziana, atrzeca, ecc.)<br />
Qui le storie di uomini e animali delle culture sciamaniche si trasformano da strumenti di conoscenza narrativo metaforica a miti e destini immutabili, ripetuti sempre uguali fino alla fine dei tempi.[1]<br />
Le storie degli astri sono storie di Dei: non evocano infatti contenuti individuali che ognuno rielabora  a modo suo, ma descrivono cammini esemplari  e compiuti, che non ammettono deroghe ed eccezioni. Sono modelli, a cui gli esseri umani devono adeguarsi: come in cielo cosi’ in terra, dice una antichissima formula.<br />
I babilonesi con tutta probabilita’ furono gli inventori dell’astrologia, che appunto afferma questo principio:  quello che succede fra le stelle ha un corrispettivo nel mondo degli uomini.<br />
Cercando di fare in terra come in cielo, gli esseri umani sviluppano con sforzi immensi straordinarie avventure che li avvicinano al cielo, dai megaliti di Stonehenge, agli ziggurat, alle piramidi, che in vari modi sono connessi con fenomeni celesti: la cultura atzeca era tanto spinta in questa direzione che il computo del tempo calcolato nel loro calendario, segnando nel periodo dei conquistadores la fine di un’era, influi’ pesantemente sulla caduta di quella civilta’.<br />
Se le storie di uomini e animali avevano reso conosciuta la natura e l’avventura terrena dell’umanita’, le storie degli astri sono una conoscenza che travalica l’umano, sono la conoscenza di leggi rigide e aldila’ della compassione.<br />
Leggi al di fuori del contesto umano, leggi astratte, e come tali incomprensibili alla mente comune: le storie sono il mezzo di apprendimento di queste leggi, che diventano  miti, mentre gli astri diventano Dei, cioe’ esseri superiori e imperscrutabili, ma dotati di desideri e volonta’, e quindi comprensibili e conoscibili.<br />
A questo punto gli esseri umani hanno due canali di conoscenza:<br />
1)      quello sciamanico, cioe’ la conoscenza diretta delle esperienze della vita, (quello che Bateson chiamerebbe cio’ che sta “sotto l’orizzonte degli eventi”) e che procede per analogie, cioe’ usa unlinguaggio analogico con cui costrusce metafore che iniziano allo sconosciuto, e<br />
2)      la conoscenza derivata dall’osservazione degli astri, che li insegue aldila’ dell’orizzonte per mezzo dell’astrazione, e che usa un linguaggio digitale con cui costruisce allegorie, che descrivono cripticamente le leggi del cosmo.<br />
Ambedue questi canali usano le storie come mezzi di espressione, che per lungo tempo diventano un intreccio inestricabile di metafore e allegorie, complicato ulteriormente della passione affabulatrice che le colora di particolari suggestivi anche se incongrui ai processi conoscitivi.<br />
Questa con-fusione sottende comunque una tensione non esplicita, che Nietzsche individuo’ nel mondo greco con la polarita’ Apollineo-Dionisiaco: Apollo e’ il Dio del sole, della perfezione, della bellezza, e Dioniso e’ il Dio del vino, dell’ebrezza in tutte le sue forme, dello scatenersi della Natura.<br />
Nietzsche propose una visione dinamica della cultura classica, in cui Apollo e Dioniso sono polarita’ che contengono il perenne intrecciarsi di bellezza e vita, secondo l’espressione di Dostoevskji.<br />
Freud parlava di libido e istinti dell’Io, e Heinz Kohut teorizzo’ in seguito una bipolarita’ enegetica, che indico’ con i termini narcisismo e pulsionalita’: con pulsionalita’ si riferiva all’insieme di impulsi che nell’uomo, come negli animali in genere, assicurano la vita, coie’ la sopravvivenza dell’individuo e della specie, e con narcisimo una inclinazione a cio’ che per la persona stessa e per la sua cultura di appartenenza significa il termine “bellezza”.<br />
Mentre la pulsionalita’ e’ facilmente comprensibile in termini biologici, la bellezza e’ in realta’ un mistero vero e proprio: non e’ uguale per tutti, eppure c’e’ abbastanza accordo fra gli esseri umani a questo proposito.  Non a tutti piace per esempio Raffaello, ma difficilmente, anche aldifuori della tradizione europea, qualcuno direbbe che non e’ un grande pittore.<br />
Bellezza e vita (narcisismo e pulsionalita’) richiedono ambedue sia il linguaggio analogico (cioe’ evocativo), che quello digitale (cioe’ descrittivo) per essere avvicinate, e contemporaneamente il fascino per cio’ che sta “sotto l’orizzonte degli eventi” e per quello che sta aldila’ dell’orizzonte: per i misteri della terra e per i misteri del cielo insomma.<br />
I misteri accompagnano l’uomo da sempre nella via della conoscenza, ma bisogna specificare che ci sono due categorie completamente distinte di misteri: quelli da svelare e quelli da contemplare.<br />
Se le leggi della natura fanno parte della prima categoria, e lo svelamento avviene in un linguaggio digitale e la conoscenza risulta di tipo quantitativo, le opere d’arte fanno parte della seconda: non c’e’ davvero bisogno di spiegare un quadro, ma semmai di aiutare l’osservatore a contemplarlo, come fa appunto la critica esegetica per mezzo di un linguaggio analogico, cioe’ evocativo.<br />
Il mistero che deve essere contemplato e’ il mistero della qualita’, che non puo’ essere per definizione espresso in termini quantitativi: qualita’ e quantita’ rimangono necessariamente  incommensurabili, cioe’ non riducibili a un minimo comun denominatore.<br />
In questa con-fusione di elementi, Platone porta un grande strumento di chiarificazione: con lui il mondo degli Dei, superiore e perfetto e conosciuto attraverso i miti, diventa il mondo delle idee, che obbediscono alle leggi della logica e attraverso la logica possono essere conosciute.<br />
Le idee, come le stelle, sono perfette e immutabili, non transitorie come le cose della terra: invece di abitare in cielo abitano pero’ un altro mondo, ugualmente lontano dall’uomo, che e’ l’astrazione. Le idee abitano in un luogo aldifuori del tempo e dello spazio, e per questo  non sono soggette all’usura come  tutte le cose del mondo terreno.<br />
Sono evidentemente queste le basi del sapere scientifico, che trovera’  in Cartesio il suo definitivo sistematore.<br />
Attraverso i secoli che separano Platone da noi, questa corrente di pensiero sul modo di conoscere il mondo si chiamera’ razionalismo, e si inteccera’ con alterne vicende con la sua antagonista, l’empirismo.<br />
L’empirismo (da en peira, nell’esperienza) nasce dal grande allievo di Platone, Aristotele, che, figlio di un medico sapeva che non bastavano le idee per guarire i malati.<br />
Aristotele affermo’che non poteva esserci essenza senza sostanza, e che quindi le idee non potevano essere la realta’ ultima, e che l’esperienza era parte fondamentale di questa.<br />
Conoscere attraverso le idee, cioe’ i concetti, e conoscere attraverso l’esperienza, sono le due strade insostituibili per un rapporto profondo  col mondo, e sottendono chiaramente i due  tipi di culture che si sono alternate attraverso i secoli, quelle sciamaniche e quelle astronomiche.<br />
Come in natura l’ontogenesi ripercorre la filogenesi, cosi’ anche nello sviluppo  psichico dell’essere umano l’ontogenesi del conoscere ripercorre la filogenesi delle culture: Freud descrisse due momenti successivi del funzionamento della mente nei bambini, il processo primario e quello secondario.<br />
Il processo primario e’ quello in cui a una stessa parola si legano vari significati, ovverosia che procede attraverso un linguaggio analogico, mentre in quello secondario significante e significato sono biunivoci, cioe’ procede attraverso un linguaggio digitale.<br />
Linguaggio in realta’ coincide con conoscenza: si puo’ parlare alla fine di conoscenza digitale e di conoscenza analogica.<br />
Queste due vie di conoscenza si trovano separate alla nascita della psicologia moderna: Wundt fonda la psicologia razionalista, che cerca di conoscere l’uomo come fosse una macchina, e lo descrive in modo digitale, come un’insieme di leggi intorno al processo di stimolo-risposta, mentre Franz Brentano scrive “la psicologia dal punto di vista empirico” e teorizza l’intenzionalita’ come parte fondamentale del mondo psichico, indagabile evidentemente solo in maniera analogica. In analogia con l’oggetto della percezione si riscontra infatti l’intenzione del percipiente.<br />
Da Brentano prende origine la fenomenologia, che sara’ sistematizzata dal suo allievo Husserl, e che si porra’ al lato dell’epistemologia come l’altra grande teoria della conoscenza: mentre l’epistemologia e’ teoria della conoscenza attraverso la teoria, la fenomenologia e’ teoria della conoscenza attraverso la percezione.<br />
Nell’epistemologia confluisce il vecchio razionalismo, e fenomenologia e’ il nome moderno del vecchio empirismo: se pensare e’ la base della prima, sentire lo e’ della seconda.<br />
Sentire e pensare si possono immaginare come la mano sinistra e la mano destra della mente: il problema non e’ quale e’  meglio,  il problema e’ imparare a usarle tutte e due in modo che si integrino piuttosto che darsi disturbo.<br />
Malgrado quello che alcuni credono, pensare e sentire non entrano mai in conflitto, essendo due attivita’ incommensurabili: sono semplicemente i nuclei emozionali del pensare che entrano  in conflitto fra loro. Il dovere viene presentato spesso come figlio del pensare, come un fenomeno astratto, ma la morale e’ sempre figlia dell’etica: non c’e’ precetto morale che non sia stato precedentemente sentito come buono, e’ solo la sua generalizzazione che e’un processo astratto.<br />
Il pensare e’ ancella del sentire: pensare serve a dirigersi attraverso il labirinto di contraddizioni e di bisogni diversi, spesso in contrasto fra loro, che il sentire produce, e che spingono con forza equivalente, impedendo alla persona le scelte di largo respiro. Solo pensando  si riesce a uscire da sotto “l’orizzonte degli eventi”  e a muoversi in una prospettiva che implichi non solo il passato ma anche il futuro, e non solo la realta’ concreta, ma anche quella ipotetica, che poi una volta ipotizzata e’ in strada per divenire anche lei concreta.<br />
Non e’ tanto un problema di conflitto che rende difficile articolare il sentire e il pensare, ma qualcosa di molto piu’ complesso. Gli impliciti che la tradizione cristiana ha lasciato sul pensiero occidentale portano a credere che la coscenza sia un fenomeno semplice: in realta’ bisogna articolarla almeno in due componenti essenziali, gli occhi e l’attenzione.<br />
La scuola e’ il luogo per eccellenza della distrazione: gli occhi guardano dove   dovrebbero ma l’attenzione e’ altrove, e in definitiva non si ha per lo piu’ coscienza ne’ della materia scolastica ne’ degli interessi propri, e ne’ si impara ne’ ci si diverte.<br />
Imparare a tenere gli occhi e l’attenzione dalla stessa parte e’ un’impresa difficile, tanto piu’ se si vuole sentire e pensare su cosa si sente, e sentire poi su cosa si e’ pensato, senza confondere le due operazioni ma sempre intrecciandole con la disinvoltura con cui si conduce un ballo intricato: scambiare pensare e sentire come si cambia la dama in una quadriglia sarebbe l’uso corretto di queste due grandi tradizioni culturali che accompagnano l’umanita’ dai tempi piu’ remoti, e sarebbe  anche l’integrazione  dei  due processi, quello primario e quello secondario, dato che come dice Jung, il Puer e’ parte inalienabile di una personalita’ adulta che possa essere considerata sana.</p>
<p>[1] De Santillana, nel “Mulino di Amleto” dimostra come la storia schakespieriana adombri un mito ben piu’ antico, dietro il quale si intravede il complessissimo fenomeno della precessione degli equinozi, evidentemente gia’noto a culture antichissime, anche se non dotate di strumenti di indagine cosmica di elevata tecnologia.</p>
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